Questo è uno dei tanti film per i quali nelle pagine di cinema dei social gli utenti abusano del termine “capolavoro”.
Nonostante Le ali della libertà occupi stabilmente il primo posto nella classifica dei 250 migliori film di sempre su IMDb, e sia amato da milioni di spettatori, non può essere definito un capolavoro.
La narrazione ha un tono fortemente favolistico e rassicurante. Per emozionare lo spettatore si esasperano i concetti di speranza, amicizia e redenzione morale arrivando ad un sentimentalismo ruffiano che rasenta il melodramma.
La struttura narrativa, come la regia e la fotografia (pur ottime), sono convenzionali e prive di innovazioni stilistiche o formali.
Il film è piuttosto manicheo, divide i buoni e i cattivi in maniera netta senza introdurre sfumature psicologiche. Gli antagonisti (il direttore Norton e la guardia Byron Hadley) a differenza del libro di King (quello sì un capolavoro) sono dipinti come mostri sadici, ipocriti e bidimensionali, privi di qualsiasi complessità o evoluzione.
Insomma, Le ali della libertà è un bel film, ma è costruito per soddisfare pienamente le aspettative del pubblico. Ogni tassello si incastra alla perfezione per offrire un finale (anche questo non c’è nel libro di King) con gratificazione catartica.
La grande arte cinematografica dovrebbe innovare, destabilizzare, porre domande scomode, lasciare lo spettatore nell’incertezza, anziché impacchettare conclusioni consolatorie.



