Se cercate fedeltà al testo omerico non andate a vedere il film di Nolan. Il regista infatti si discosta molto dall’Odissea e la rilegge con una sensibilità apertamente contemporanea. Anche i dialoghi sono moderni e lontani dai toni solenni del poeta, tuttavia il risultato è straordinario.
Il racconto è retrospettivo ma invece che alla corte dei Feaci è reso a Calipso, che in parte sostituisce anche la figura di Nausica che non compare nel film.
Nolan si concentra soprattutto sul senso di colpa, sul potere e sulla difficoltà di tornare alla vita normale dopo aver commesso azioni terribili.
Ulisse non è solo l’uomo astuto che ha battuto i troiani e che cerca di tornare a casa, si autodefinisce un veterano di guerra e affronta il mare, che quasi si sostituisce alla mancata presenza degli dei che fanno solo minime apparizioni, e tutte le varie prove che il fato gli mette di fronte, come una sorta di punizione, come un personale inferno,
L’inganno del Cavallo che decide le sorti della guerra è anche il simbolo della fine della moralità. La tanto citata legge di Zeus che impone ospitalità e vieta gli inganni sotto forma di regali Ulisse l’ha infranta ed è per questo motivo che Nolan cambia anche il finale.
Gli attori sono tutti piuttosto bravi, a cominciare dal protagonista interpretato da un convincente Matt Damon, mentre Anne Hathaway ci regala una straordinaria Penelope. La Elena di Lupita Nyong’o ha poche battute; solo qualcuna in più la Calipso di Charlize Theron, mentre è interessante, anche se caratterizzata da una recitazione un pochino forzata, la Circe di Samantha Morton.
Quando Kubrick realizzò Shining stravolse completamente il libro di King e realizzò un capolavoro. Nolan fa la stessa cosa con Omero e ci regala un meraviglioso film di tre ore, che scorrono fluide, caratterizzato da un montaggio ed una regia perfetti, una estetica impeccabile e un continuo richiamo all’attualità che ci fa uscire dal cinema con moltissimo a cui pensare.



