Finalmente Beatrice Venezi, in occasione della conferenza stampa al Teatro Verdi di Pisa per la nuova produzione di Carmen, ha detto qualche parola riguardo alle proteste degli orchestrali, e non solo, della Fenice per la sua nomina a Direttore musicale del teatro veneziano.
Gli orchestrali della Fenice, che protestano dal 22 settembre scorso, ritengono che la nomina della Venezi sia inappropriata a causa della sua scarsa esperienza rispetto ai direttori che hanno ricoperto quel ruolo prima, temendo un danno d’immagine e di qualità artistica per uno dei teatri più prestigiosi al mondo, criticando sia il suo curriculum sia la procedura di nomina, giudicata “irrituale” e avvenuta senza un reale coinvolgimento del Teatro, sottolineando la sua mancanza di “riconoscibilità internazionale” e di un “progetto artistico” concreto.
Venezi ha detto di non aver avuto modo modo di intervenire sulla vicenda prima perché impegnata all’estero e che comunque non è ancora il momento di parlarne. Ha detto solo che avrebbe fatto delle spillette più stilizzate ed ha aggiunto che all’estero il Teatro la Fenice sarebbe percepito come molto sindacalizzato.
Infine ha concluso con una citazione di Boškov “La partita è chiusa solo quando l’arbitro fischia”.
A parte il fatto che la frase di Boškov dice tutt’altro (“Rigore è quando l’arbitro fischia”) ridurre la questione ad una accusa di eccessiva sindacalizzazione o consigliando di fare delle spillette più stilizzate non depone proprio a favore della Venezi.
Infatti la Rappresentanza sindacale unitaria, a nome degli orchestrali, dei coristi e delle maestranze della fondazione lirico-sinfonica veneziana, tramite l’Adnkronos, ha dichiarato “Riteniamo di non commentare le dichiarazioni della maestra Venezi, rilevando che le sue affermazioni non sono orientate a trovare una soluzione”.
Cristiano Chiarot, che ha lavorato alla Fenice per oltre trent’anni, ricoprendo il ruolo di Sovrintendente dal 2010 al 2018, qualche mese fa ha scritto “La nomina della Maestra Beatrice Venezi a Direttore Musicale del Teatro La Fenice è una pagina opaca nella storia recente della cultura italiana, e un esempio didascalico del livello a cui può scendere la lottizzazione nel nostro Paese.”
Chiarot è di sinistra? I sindacati sono di sinistra? L’orchestra è di sinistra ed è arrabbiata solo perché non è stata coinvolta nella scelta? La Venezi è bravissima ma non è stata ben accolta perché è dichiaratamente di destra?
Tutto può essere, ma scorrendo in rete il curriculum della Venezi e confrontandolo con i suoi predecessori, qualche dubbio sul fatto che sia adeguata al ruolo viene. E poi, quando leggiamo che le spillette, che riproducono una chiave di violino, prodotte dalla Fenice stanno andando a ruba e che decine di Teatri in tutto il mondo le stanno acquistando per solidarietà con l’Istituzione veneziana, altri dubbi ci assalgono.
Infine, molto più semplicemente, anche se la Venezi fosse la miglior direttrice del mondo, come può pensare di dirigere al meglio una orchestra che non la vuole?
Molti anni fa un certo Signor Karajan entrò in collisione con i Berliner per aver imposto una clarinettista che l’orchestra non voleva, fu lui a fare un passo indietro. E parliamo di Karajan.



